L'ignoto metropolitano (Milano-Italy)

Exhibition

By:massimo bandi
Painting
Title:
milano centrale
Material:
oil on wood
Size:
95/60
Price:
Not Available
Fullscreen

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L'ignoto metropolitano (Milano-Italy)

L’ignoto metropolitano ………..  “Bandi e gli spenti dolori metropolitani”   “una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la piu’ casta delle citta’. Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d’inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d’urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe.”                                                                       Italo Calvino, ‘Le citta’ invisibili’   C’e’ Milano nelle tele di Bandi? Si direbbe immediatamente di si; e non tanto per il tram o il naviglio che di quando in quando affiorano, quanto piuttosto per l’aura lattiginosa che tutto ingoia e tutto sommerge (“la bottiglia d’orzata in cui galleggia Milano”, come cantava Fabrizio de Andre’). Ma Bandi non e’ pittore d’angoli e scorci, balconcini e ballatoi e nemmeno il cantore della ringhiera e della scighera. Bandi narra storie di ordinaria malinconia, dominate dal sentimento della pesantezza ed annegate nella rappresentazione di uno spazio ostile, che blocca o impedisce ogni tentativo di movimento. Cosi la Milano intuita e’ soltanto la metafora di un ovunque sofferente di svuotate umanita’ e solitudini affollate, dove improvvise nudita’, come incubi metropolitani, tradiscono inconfessabili desideri. Lunghe teorie di personaggi inquieti ed inquietanti si addensano nei tram come su carri blindati diretti ad un ignoto confino. Sono donne, quasi sempre solo donne. Mai chiaramente giovani e sempre attestate su quella sottile, ambigua, dolorosa linea di confine tra la pienezza dalla sensualita’ e l’incipienza della decadenza. Maschi dall’ostentata inespressivita’ sono talora testimoni muti delle loro urla ovattate, dei loro dolori costretti, delle loro nudita’ domestiche, in un estremo, surreale gioco vouyeristico senza eros e senza pathos. La figura maschile non esce dall’anonimato neppure quando assume le esplicite fattezze di Massimo Bandi, per sottolineare l’aspetto diegetico della rappresentazione, la volonta’ dell’artista di collocarsi in una dimensione visiva interna all’opera stessa. E su questo universo di impiegate, di commesse, dattilografe, modelle in disarmo e travet in pausa-pranzo, cala la patina cinerina della tavolozza opaca di Bandi: i grigi, i verdognoli, i rossi stinti, come colori posticci su una vecchia pellicola in bianco e nero. E’ Milano quella dei quadri di Bandi? Forse. Ma giammai da bere.

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